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L’arte del ritratto

Ritratto di mia madre Stefania. Matita su carta. Roma 2021
Ritratto di mia madre Stefania. Matita su carta. Roma 2021

Il ritratto è stato da sempre un genere che mi ha affascinato. Già da bambino non perdevo occasione per ritrarre i soggetti più a portata di mano: me stesso, mio fratello, mio padre e soprattutto mia madre (accanto in un ritratto abbastanza recente). Per quanto i loro volti nel periodo dell’infanzia mi venissero un po’ sproporzionati, mi affascinava il riuscire a scorgere in questi disegni, non solo un po’ di somiglianza, ma soprattutto qualcosa del loro carattere.
Con gli anni si è arricchito il ventaglio dei miei soggetti, dai compagni di scuola agli amici che frequentavo.
Uno dei divertimenti era anche cercare di ritrarre le persone attraverso il ricordo, in questo esercizio era interessante vedere come mi risultasse molto più facile ritrarre le persone con cui avevo passato più tempo e che conoscevo meglio.
Oppure mi divertiva inventare ritratti, senza un soggetto, e stupirmi nel vedere che veniva fuori un volto con le sue caratteristiche come ad esempio quelli nella galleria di immagini che segue:

“Il volto di un uomo è la sua autobiografia. Il volto di una donna è la sua opera di fantasia.” (Oscar Wilde)

Con gli studi artistici, i ritratti divennero più proporzionati, e, con la pratica, sempre meno “bruttini”, fino a raggiungere una certa facilità e capacità di esprimermi in questo genere, con diverse tecniche: dalla matita e la penna, al carboncino, l’acquarello e la pittura ad acrilico o a olio.
Fu durante gli anni accademici che feci i miei primi ritratti su tela (supporto su cui non avevo mai dipinto prima di iscrivermi in accademia), tra i miei preferiti di questo periodo sono quelli del miei compagni di studi e amici Adriano, che mangia un ghiacciolo; e Cosimo, che disegna nell’aula di anatomia … e il mio autoritratto.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi se lo ricordano)” (Antoine de Saint-Exupéry)

La vera e propria passione per questo genere mi conquistò intorno al 2012, verso i trent’anni. Invitai numerosi amici a farsi ritrarre in dei quadri a olio su tela. Con la pratica raggiunsi molta libertà espressiva, fino a focalizzarmi più sull’esperienza che sulla tecnica. Mi piaceva infatti che in questi ritratti venisse fuori, più che altro, la relazione con il soggetto, scoprendo quello che rappresenta un ritratto per me: non semplicemente un disegno che vuole somigliare al soggetto, ma un vero e proprio incontro tra persone in un momento della loro vita: il pittore e il modello.

“Niente al mondo può essere paragonato al volto umano. E’ una terra che non ci si stanca mai di esplorare. Non c’è esperienza più grande in uno studio di quella di testimoniare l’espressione di un volto sensibile al misterioso potere dell’ispirazione per vederla animarsi da dentro e poterla trasformare in poesia” (Carl Theodor Dreyer)

A secondo dell’incontro la pittura diventava più pacata o più gestuale, più definita o sintetica. Parte di questi ritratti furono esposti in diversi eventi, come ad esempio la mia mostra personale “Le Madri, tra Oriente e Occidente”, presso l’Ufficio Culturale e Scientifico dell’Ambasciata Araba di Egitto a Roma.

mostra personale "LE MADRI: tra Oriente e Occidente" Ufficio Culturale e Scientifico dell'Ambasciata della Repubblica Araba d'Egitto
Locandina della mostra “Le madri, da Oriente a Occidente”

“Il viso di un essere umano, di regola, dice cose più interessanti di quelle che dice la sua bocca: poiché il viso è il compendio di tutto ciò che la bocca possa mai dire.” (Arthur Schopenhauer)

In questa occasione il giovane curatore e critico Tiziano Tancredi ha scritto:
“Nel greco antico tutte le parole che si riferiscano a piante hanno genere femminile, come a volerne sottolineare in potenza ed in atto la predestinazione naturale affidata loro nella facoltà di procreare.
I ritratti femminili di Cristiano Quagliozzi, tutti realizzati dal vivo a partire da modelle, amiche, conoscenti, allo stesso modo germogliano, emergendo dalla tela, in quella vividi ma velata consapevolezza di future ramificazioni. I dipinti rappresentano una gravosità e una serietà nelle fattezze femminili espresse, che si traduce in un linguaggio pittorico che non riproduce minuziosamente la figura in toto in una definizione realistica di ogni particolare. Da una maggiore indeterminatezza a partire dall’esterno che si esprime in un trattamento dei capelli visibilmente composti da pennellate spesse, infatti chiara è l’intenzione di focalizzarsi sul viso (l’artista indugia raramente in tagli d’immagine che scendano sotto il collo), sui tratti fisiognomici e quindi psicologici della donna. Esemplare il caso di “Valentina”, dove dagli indistinti confini di un intenso ma anche esso indefinito nero perché intaccato da tinte rossastre, affiora il volto plumbeo, sardonico ma al contempo cortese verso lo spettatore. Quella stessa cortesia e delicatezza è espressa nel tenero ripiegarsi su sé stessa dello sguardo di “Ester”, in cui allo stesso modo dominano le tonalità del grigio. Tecnicamente gli esiti di tale pittura sono diversificati: se da un lato si predilige una stesura del colore di tipo più tradizionale mediante l’utilizzo di olio su tela, dall’altro si vira verso un più marcato espressionismo reso con l’acrilico. Questo procedimento si può cogliere in un ritratto più vivacemente policromatico di Fabiola Prato in arte “Nazrit”, compagna di alcune performance dell’artista. In mostra dunque Cristiano Quagliozzi esplorando infinite fisionomie, tratti somatici, e quindi infinite culture, formae mentis provenienti dai più lontani luoghi della terra, in un ideale dialogo trasversale tra Oriente ed Occidente, afferma la condizione universale che le accomuna tutte: quella di donne e di potenziali madri.”

mostra personale "LE MADRI: tra Oriente e Occidente" ancora in corso presso l'Ufficio Culturale e Scientifico dell'Ambasciata della Repubblica Araba d'Egitto sita in via delle Terme di Traiano, Roma. 2014
Presentazione della mostra personale “LE MADRI: tra Oriente e Occidente” tenutasi presso l’Ufficio Culturale e Scientifico dell’Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto sita in via delle Terme di Traiano, Roma. 2014 . Nella foto da sinistra: il critico Tiziano Tancredi, Damiana Ardito, Cristiano Quagliozzi eIl Direttore dell’Ufficio Culturale e Scientifico Egiziano, Prof. Abdelrazek Fawky

Con gli anni ho ricevuto diverse commissioni di ritratti, attraverso le quali mi sono accorto che il ritratto, oltre al valore dell’esperienza artistica, ha anche un altro valore altrettanto rilevante, anzi molto più importante per chi ne fa richiesta. Mi sono accorto che le persone che chiedono un ritratto, confidano sul fatto che un oggetto artistico renda concreta la memoria di un volto nel tempo, o di una ricorrenza di un momento importante.
La pittura diventa un medium il cui intento è celebrare contenuti significativi, come il viso della persona amata o la tenerezza del volto di un bambino, o il ricordo di una persona che si vuole sentire vicino e di cui si vuole tramandare la memoria.
Nei ritratti di coppia si ha la possibilità di rendere eterna l’immagine di un amore, o di una grande amicizia, ma anche di un rapporto tra soci che condividono un’impresa.
I ritratti di gruppo possono essere un documento di una relazione che si consolida nel tempo o la memoria di una famiglia in un evento importante, come un matrimonio o una nascita; il modo per una squadra sportiva per celebrare una vittoria; oppure per i componenti di un’azienda per confermare unione di intenti.
Inoltre un ritratto è uno dei regali più belli che si può donare nelle occasioni più importanti, alle persone amate e agli affetti più vicini.
Il punto di riferimento di questi ritratti è spesso una fotografia, preferibilmente scattata ma me, oppure scelta da un certo numero se non è possibile incontrare il modello.
Di seguito qualche ritratto su commissione:

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