Inchiostro su carta

“(…) Quagliozzi (…) assume il piglio di una denuncia, quella prodotta da uno spettatore colto in flagrante stupore nel mezzo di incredibili vicende, che si svolgono al limite del lecito, come dell’abituale e del volontario in un caleidoscopio di elementi, cose e avvenimenti che lo portano fuori dall’usuale, ma si condensano nel medesimo spazio e tempo (…)”

Giovanna dalla Chiesa

“Il fare artistico di Quagliozzi cattura e sconvolge l’osservatore nella trasfigurazione de i Maestri dell’incisione centroeuropea nella loro accezione più visionaria, ravvisabile nel tratto duro e secco che guida la mano dell’artista, nell’horror vacui dei suoi lavori, nelle creature disarmanti nella proprio indefinitezza, nelle loro espressioni tra il grottesco sempre ludico e ironico, nella loro forte componente erotica(…)”

Laura Cianfarani

“(…) Quagliozzi racconta di un mondo in cui al potere c’è davvero, finalmente, l’immaginazione. Racconta con segni netti il  mondo nel quale ciascuno di noi amerebbe vivere, ma ritrae allo stesso tempo anche quello, spesso posticcio, nel quale a tutti gli effetti viviamo (…)”

Davide Cortese

“(…) Sparito oltre il mondo, frantumato lo specchio di Alice, Quagliozzi ha scelto il raccoglimento del silenzio e la distanza dalla folla, si è immerso nella ricerca del sé in uno scambio amichevole col proprio soma fino a coinvolgere l’intero genere umano, scardinando ogni possibile separazione (…)”

Marco Fioramanti