Acquarelli sul mimo

É da qualche giorno che avevo voglia di condividere un bel ricordo che ha avuto inizio nel 2001, anno in cui ho conseguito il diploma presso un liceo artistico, nel quale purtroppo avevo ricevuto più elogi che insegnamenti. Ciò mi aveva convinto di essere una sorta di “Picasso” il cui futuro era riscrivere la storia dell’arte, il genio di cui il mondo era in attesa …. fortunatamente questa mia presunzione – anche dovuta all’età – di li a poco sarebbe stata messa in seria discussione e anche in modo abbastanza brusco. Lo stesso anno mi iscrissi in Accademia.

Il primo giorno che sono entrato dentro l’Accademia me lo ricordo come se lo stessi vivendo ora, mentre scrivo: è una giornata caldissima e mi trovo a via Ripetta, proprio dirimpetto dove ho conseguito l’ultimo anno di liceo artistico, nello stesso edificio a ferro di cavallo. Entro all’interno del portone di marmo bianco con su scritto “Accademia delle Belle Arti di Roma”. Salgo al primo piano dove trovo un impiegato in maniche di camicia, anche lui arrossato dal caldo di quelle giornate, seduto dietro una guardiola. Gli chiedo come iscrivermi, voglio studiare pittura. Lui mi domanda se c’è un professore in particolare, o una cattedra che già ho individuato. Nella mia ingenuità (e consapevole del mio temperamento allora scostante tipico della adolescenza o post adolescenza) gli chiedo “non conosco gli insegnanti ma vorrei un professore severo”. Mi consiglia un certo Volo, nemmeno mi dice il nome, dice solo “Volo”. Mi iscrivo.

C’è un primo incontro con il professore che presenta il suo corso, nell’aula, dietro a un cerchio di gente accalcata, seduto alla cattedra c’è un signore vestito impeccabilmente, curato, rigoroso, con una giacca rossa malgrado il caldo di quelle giornate, da sotto i baffi bianchi parla con una voce tranquilla, profonda e leggermente spezzata, le sue parole sono ponderate e ben scandite, nell’aria si sente un profondo senso di rispetto e curiosità e un’adrenalina soffusa mista a preoccupazione vibra nell’aria.

Primo giorno di lezione: il professore ci ha chiesto di portare gli acquarelli, entro in aula, su una pedana è in posa la “solita modella” e penso “ok facile, caro professore adesso ti faccio vedere io”.

Dopo aver preso posto prendo gli acquarelli, comincio il mio disegno e il tempo che il mio sguardo passa dal foglio alla modella mi accorgo che questa si è mossa. Cambio foglio, ricomincio, stessa cosa, ha cambiato nuovamente, sono pose veloci, macchie di colore incontrollate e sgraziate dopo un po’ invadono innumerevoli fogli, prendo atto che non sono in grado, ebbene si, altro che “ti faccio vedere io”!

Dopo sei ore la lezione finisce, un profondo senso di frustrazione abita il mio animo, spero che la lezione successiva tratti di altro e che questa sia una prova per conoscere gli allievi. Dentro di me c’è la consapevolezza che mi sono già arreso; per di più devo ammettere la mia presunzione.

Il giorno dopo entro in aula, la modella è di nuovo li, si ricomincia. Va avanti così per settimane e mesi. La frustrazione sale fino quasi a farmi rinunciare. Le lezioni diventano una sorta di medicina amara. Ho l’impressione che gli altri allievi facciano progressi e io no. Per di più provo ad avere un primo approccio con la pittura su tela (fino a quel momento nella mia vita avevo solo disegnato) e scopro con profonda frustrazione che non sono capace. Mi vergogno dei miei quadri che sono veri e propri obrobri, ma devo sottoporli al docente, per di più davanti a tutti nelle diverse revisioni volte a monitorare i progressi, durante le quali mi assale il mutismo e vorrei scappare.

Finalmente dopo tanti tentativi un giorno dalle mie mani esce qualcosa che funziona, inaspettatamente come sboccia una prima fogliolina verde in un vaso che si è annaffiato a lungo. Siamo al secondo anno di accademia. Il duro lavoro ha cominciato a dare i suoi primi frutti. La frustrazione ha lasciato spazio a una profonda serietà e ho ancora molto da apprendere. Le lezioni per quanto difficili hanno assunto un aspetto quotidiano e senza accorgermene – soprattutto – sto crescendo.

Un giorno arriva con grande attesa, ad arricchire e interrompere la quotidianietà una sorpresa speciale. Il professore ha chiamato un mimo e noi abbiamo il compito di fare degli acquarelli di una vera e propria pantomima, quindi non solo di pose velocissime ma anche espressive!

Dopo avere fatto questa lunga premessa per non annoiare troppo lascio spazio alle immagini di parte degli acquarelli realizzati in questa occasione che sono più esplicativi di mille parole.

Andrea Volo oggi, dopo tanti anni di insegnamento, non insegna più in Accademia ma continua a dare lezioni private. Io sono sempre stato affascinato dalle sue opere che, soprattutto durante il periodo degli studi, guardavo con ammirazione cercando di rubare al maestro più cose possibili. Se si vuole curiosare – e non c’è bisogno di aggiungere che ne vale la pena – questo è il suo sito internet: http://www.andreavolo.it/

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